Una commossa rievocazione della prima guerra mondiale
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(Astor) Pochi giorni fa Guido Aristarco lamentò, in queste colonne, che il nostro cinema mancasse di un «vero» film sulla guerra 1915-18. Si potrebbe dire che Il Piave mormorò…, in sede cronachistica, quale rievocazione documentaria, riempie quel vuoto, fornendo una salda traccia per il futuro e augurabile regista che toglierà a interpretare storicamente quella guerra.
Il pregio principale di questo film, realizzato da Vico D'Incerti e da Guido Guerrasio (ottimo documentarista di cui si ricorderà il mediometraggio su Papa Giovanni e la garbata novella «Dal sabato al lunedì»), in occasione del cinquantenario della Grande Guerra, è di essere un film di montaggio, costituito cioè di materiale autentico e per lo più inedito, attinto prevalentemente da fonti private oltreché di frammenti e spezzoni di film bellici, reliquie di cinegiornali (quando ancora non si chiamavano cosi) e altri pezzi rari, paziente raccoglitore dei quali, dal 1918 a oggi è stato il D'Incerti, un ingegnere ottico milanese, dirigente in una grande industria foto-cinematografica.
L'autenticità di questo materiale (parte del quale era stato girato in formato ridotto da operatori anonimi o da illustri pionieri del cinema) si comunica alla qualità del montaggio, attraverso le cui fini snodature e raccordi la guerra si compone, stendhalianamente, per particolari (e qui si riconosce il talento del Guerrasio); e si comunica al tono della rievocazione, che sinceramente commosso e perciò non retorico, salvo qualche lieve ridondanza verbale nel «commento» messo in bocca a Nando Gazzolo, rende immagine d'una guerra storicamente necessaria, sostenuta con inestimabile sacrificio di sangue da un'Italia onesta, che con quella fini di pagare il suo debito verso gli ideali del Risorgimento. E non è a dire la commozione che negli spettatori anziani, i quali vissero in proprio o nei loro cari quei terribili anni, inducono queste immagini che spesso ritengono della fragilità e casualità d'una «istantanea» mandata dal fronte; mentre i giovani potranno cogliere netto, in questo per loro antico documento, l'addentellato ideale con la lotta antifascista e la Resistenza.
Diviso per capitoli, e unificato da un'onda sonora che per cura del maestro Lavagnino riporta i più struggenti canti di guerra, Il Piave mormorò.... comincia dall'Intervento e dalle illusioni d'un conflitto breve per entrare poi nell'aspra e vischiosa realtà d'una estenuante guerra di trincea; ed eccoci fra gli eroi del Montenero, del San Michele e del Carso, fra i gloriosi alpini dell'Adamello: sul fronte del Trentino piedi del patibolo di Battisti, nei fuochi della battaglia di Gorizia, sulle sanguinose pendici del Podgora. Seguono non meno efficaci i capitoli sulla traversata dell'Isonzo (con quei poveri cadaveri rattorti sul greto), l'entrata in Gorizia, la guerra in Carnia e in Cadore, la battaglia della Bainsizza, la rotta di Caporetto, la ritirata sul Piave e la battaglia che preso il nome dal fatidico fiume portò, grazie al rinsaldamento dei mezzi e degli animi, alla giornata di Vittorio Veneto. Né sono dimenticate, nel grande arco, marina e aviazione, con le imprese dei sottomarini e dei «mas» con le prodezze di quei primi piloti e la «beffa» di D'Annunzio.
Gli autori hanno badato al concreto e fuggito la magniloquenza, ci hanno dato un albo quasi domestico, certo intimo, con qualche aggiustato tocco di colore (l'insertino con Maciste) e con una tenerezza ugualmente ripartita fra gli eroi e gli anonimi, fra la massa e i singoli, fra gli uomini e gli animali (quei muletti), d'un tragico evento dal quale è uscita, attraverso dolorose esperienze, l'Italia di oggi.
Nella serata, Il Piave mormorò... è stato proiettato in spettacolo di gala, davanti a un folto pubblico di invitati, presenti le maggiori autorità militari e civili.
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