Ecdotica di una Battaglia

Recensio | Testimoni | Stemma | Collatio | Ricostruzione

Ad oggi, nessuna copia di “La guerra d’Italia a 3000 metri sull’Adamello” attesta interamente l’edizione del 1916. Come accaduto per la quasi totalità dei dal vero italiani che hanno documentato più fasi e fronti del primo conflitto mondiale, il film di Comerio è stato fin dalla fine degli anni Dieci e poi a più riprese tra gli anni Venti e Novanta, soggetto a dispersioni, frammentazioni, contaminazioni, riusi, riedizioni, rimediazioni, che ne hanno compromesso l’integrità spaziale e fotografica. Già transitato in versione non autorizzata e ridotta al tempo della prima edizione, è stato scomposto e rieditato o riutilizzato da Comerio nel dopoguerra e poi in Il Piave mormorò (1964, Vico D’Incerti e Guido Guerrasio) in 35mm e 16mm; e poi ancora rieditato in 16mm da Luciano Viazzi per farne un monumento visuale e memoriale della Guerra Bianca e dell’eroismo e dell’epica degli Alpini, traendone due documentari: prima con lo stesso titolo La guerra d’Italia a 3000 metri sull’Adamello (1960, insieme a Paolo Granata) e poi nel documentario per l’Almanacco Rai (196, con Alberto Caldana); sempre Viazzi utilizza parti del film come episodio sulla Guerra bianca per il film sulla storia degli alpini Penne Nere, prodotto per l’ANA (1971) in Super8 e più recentemente tradotto nel panorama quasi astratto delle edizioni VHS e DVD; infine sottoposto al riuso sperimentale del cinema muto documentario da parte della camera analitica di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi che ne rielaborano le immagini attraverso ralenti, ingrandimenti e viraggi in Dal Polo all’Equatore (1987) e Su tutte le vette è pace (1999) a partire dal laboratorio e archivio di Comerio e Granata che hanno fornito un ultimo e a suo modo drammatico resoconto. 

La ricostruzione è stata guidata dall’elenco dei quadri riportato nel libretto di sala del Teatro Dal Verme di Milano, che attesta 90 intertitoli e oltre 170 quadri della prima edizione del film. Tale programma trova conferma nell’elenco quadri conservato dallo Swedish Film Institute e relativi alla censura svedese del 1916, 

Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia storia del cinema, filologia del film, geografia cartografica e ricerca storica sulla Prima guerra mondiale, il confronto tra tutti i testimoni è stato eseguito assumendo come primo riferimento quanto sopra e tenendo principale testimone MAU (si veda più sotto), unica attestazione completa, allo stato attuale, della riedizione curata da Luciano Viazzi e Paolo Granata nel 1960. Seppure manipolata utilizzando differenti materiali dell’archivio Comerio, essa conserva la maggior parte delle inquadrature ricollegabili all’elenco dei quadri del 1916. Più in generale, la prima ipotesi di ricostruzione ha applicato il metodo filologico per stabilire peso, posizione e relazione tra i materiali (descrizione, comparazione, parentele, ecc.), su elementi interpretativi dello statuto materiale delle copie, ma anche dello stile e linguaggio dell’edizione del 1916 (più di 400 le inquadrature nel montaggio dell’edizione del 1960, contro le 276 del programma di sala del 1916), infine sull’ampia mole di documentazione extra-filmica raccolta (si veda la sezione STORIOGRAFIA). 

In questa sezione è possibile accedere alle copie digitali e alle schede descrittive dei testimoni, ripercorrendo i passi fondamentali condotti per arrivare alla ricostruzione del film. 

Recensio

La sezione “Recensio” presenta i materiali filmici (testimoni) componenti nel loro insieme la tradizione del film e rinvenuti presso cineteche e collezioni private. Per uniformarli tra loro, i testimoni sono descritti attraverso i campi del data set minimo di riferimento per la descrizione filmografica (standard EN 15744). Dei testimoni è poi possibile visualizzare le copie digitali dei manufatti originali (sotto forma di screener e/o scansioni edge-to-edge e/o scansioni o scatti fotografici di film strip a scopi diagnostici e di reference di specifiche caratteristiche morfologiche) e consultare le loro schede descrittive.  

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Testimoni

In questa sezione è possibile accedere ai singoli testimoni visualizzandone copie digitali e schede descrittive. Sono essenzialmente tre le ragioni per cui è necessario produrre surrogati digitali dei materiali d’archivio: salvaguardare gli originali, consentire un accesso diffuso, permettere la loro analisi (Berry, Fagerjord 2017: 71). Nel nostro caso di studio, abbiamo documentato i manufatti filmici in tre modi diversi: attraverso screeners (le canoniche copie di reference che si focalizzano sulle informazioni primarie, cioè immagini e/o suoni); scansioni edge-to-edge (visualizzazioni che affiancano alle informazioni primarie quelle secondarie, quali le informazioni sui bordi ma anche le caratteristiche fisiche della copia e le tracce che conserva della sua provenienza e origine produttiva); infine immagini derivate da scansioni e scatti fotografici di natura diagnostica e documentativa, finalizzati a ritenere le caratteristiche originali del film in termini di tonalità e cromatismi).

Testimoni

Stemma Codicum

L’albero genealogico dei testimoni della tradizione di “La battaglia dall’Astico al Piave” descrive le relazioni emerse dall’analisi e raffronto dei singoli materiali. L’archetipo (α) sembra avere generato sia la famiglia di codici riconducibili all’edizione italiana (K, T, G3) sia la i due frammenti che testimoniano la pressoché coeva edizione francese (G1, G2). Le due edizioni sono il risultato di un medesimo modo di produzione, in altre parole quello adottato dal Reparto Cinematografico diretto dal Maggio Maurizio Rava che prevedeva la realizzazione delle riprese sul fronte da parte di più operatori e sotto la sua supervisione, l’invio dei negativi a Roma per la produzione dell’edizione con l’indicazione degli intertitoli e delle sequenze così come la stesura di accordi distributivi con i concessionari per la promozione e circolazione delle copie nelle sale cinematografiche del Regno, così come la preparazione di edizioni in lingua straniera per la distribuzione estera.
Successivamente, procedendo lungo le ramificazioni di sinistra, le relazioni e lo statuto dei codici che testimoniano la riedizione della seconda metà degli anni Venti si fanno più incerte.
β, in qualità di ulteriore archetipo di una seconda edizione a venire, sembra essere testimoniato da un frammento di duplicato negativo con flash titles (N) di un positivo prossimo alla famiglia dell’edizione italiana e manipolato in termini di editing e indicazioni per la stampa (desumibili dalle informazioni sulle code, dai numeri di montaggio disposti a china sul bordo del film e dalla tacche di cambio luce per i nuovi positivi). Mentre γ apre a un’effettiva seconda edizione che trova riscontro nei testimoni L e M.
Qui tuttavia le relazioni, contaminazioni e diffrazioni del testo si fanno più incerte e segnalano l’ingresso di uno o più nuovi modi di produzione e centri di revisione della tradizione, quali ad esempio l’Istituto LUCE.

Collatio

Nella sezione “Collatio” è possibile invece prendere confidenza con i singoli testimoni nella loro forma annotata e segmentata per poi compararli e confrontarli a partire da un testimone assunto come testo base di riferimento.